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Controlli Anti-Doping ITA Ciclismo: Effetti sui Mercati Scommesse

Ciclista professionista al traguardo con ufficiale di gara con pettorina al fianco al termine di una tappa di Grand Tour

Frequenza dei Controlli ITA al Tour de France

Quando un amico mi chiede se il ciclismo è “ancora pulito”, io non rispondo con un’opinione. Tiro fuori un numero: 192. Sono i controlli anti-doping che l’International Testing Agency ha eseguito al Tour de France 2024, e capire come si distribuiscono e quanto pesano sul mercato delle scommesse è una parte non opzionale del lavoro per chi si occupa seriamente di ciclismo professionistico.

L’ITA è l’organismo indipendente che dal 2021 gestisce per conto dell’UCI il programma di test, l’analisi del passaporto biologico e tutta la parte investigativa. Il punto cruciale, dal mio punto di vista, è che si tratta di un soggetto esterno alla federazione internazionale – un dettaglio di governance che cambia la fiducia con cui un mercato di scommesse pre-corsa si forma, perché le squadre sanno che il controllore non risponde all’organizzatore.

Quei 192 test al Tour non sono solo un numero da comunicato stampa. Sono distribuiti fra controlli a sorpresa fuori-gara, prelievi in arrivo di tappa, sessioni mirate sui leader della generale e analisi del passaporto biologico che incrociano i dati ematici raccolti per mesi. La densità di controllo su una corsa di 21 tappe è altissima, e questo è il motivo per cui un eventuale positivo durante un Tour ha conseguenze immediate sul mercato vincente generale – l’esclusione di un favorito sposta il pool di puntate degli altri in modo brusco.

Come Benjamin Cohen ha rifatto l’impalcatura del programma

Una cosa che ho imparato seguendo gli interventi del direttore generale ITA Benjamin Cohen è che il programma anti-doping moderno non è più solo “fare test”. È un sistema di intelligence. Cohen lo ha detto chiaramente parlando della filosofia operativa dell’agenzia: serve una strategia intelligente basata su dati, scienza, collaborazione e innovazione, non un volume cieco di controlli distribuiti a caso.

Cosa significa, in pratica? Significa che ITA non controlla tutti i corridori allo stesso modo. Il programma usa un sistema di risk-assessment per identificare gli atleti che meritano attenzione aggiuntiva, basandosi su pattern di prestazione anomali, geografia di residenza, calendario gare, segnalazioni di intelligence interna. Un corridore che improvvisamente fa salti prestazionali fuori scala non passa inosservato – entra automaticamente in una lista di attenzione che giustifica controlli mirati a sorpresa.

Per chi scommette, questo cambia il modo in cui leggo le “sorprese” di stagione. Un’escalation prestazionale lineare e progressiva è una cosa. Un salto improvviso su una corsa importante – soprattutto se l’atleta non aveva mai mostrato quel livello – è un’altra. Non sto dicendo di trasformarsi in detective amatoriali, ma di tenere conto del fatto che ITA quel pattern lo vede prima di noi e potrebbe avere già attivato controlli che non sono ancora diventati pubblici. Il mercato, quando il sospetto emerge, si muove velocemente.

Il passaporto biologico e perché conta più di un singolo test

Il singolo controllo “passato” o “non passato” è ciò che fa notizia. Ma il vero strumento di profondità del programma anti-doping è il Passaporto Biologico dell’Atleta, l’ABP. È il monitoraggio longitudinale dei valori ematici e steroidei di ogni corridore professionista per anni interi.

L’ABP funziona così: a ogni corridore vengono prelevati campioni di sangue e urine a intervalli regolari, dentro e fuori gara. I valori non si confrontano con una soglia universale, ma con la storia personale dell’atleta. Se un corridore ha sempre avuto un ematocrito intorno a 43 e improvvisamente sale a 49 prima di una grande corsa, l’algoritmo dell’ABP lo segnala – anche senza che venga trovata una sostanza specifica. È la deviazione dal pattern individuale che fa scattare l’allarme.

La cosa che apprezzo del sistema, e che cerco di spiegare a chi è scettico, è che il passaporto biologico ha portato a sanzioni anche in assenza di un test positivo “classico”. I casi degli ultimi anni in cui corridori sono stati squalificati sulla base di anomalie ABP – senza una sostanza identificata – hanno cambiato il rapporto fra atleta e controllo. Non basta più “non farsi beccare” con la sostanza X: bisogna anche mantenere coerenti i propri valori biologici nel tempo.

Per il mercato delle scommesse questo è un fattore di stabilità. Più il sistema è raffinato, meno è probabile che vincitori storici vengano cancellati anni dopo a causa di revisioni successive – uno scenario che in passato ha cambiato libri delle scommesse retroattivamente. Oggi, se un corridore vince il Tour, la probabilità che sei mesi dopo emergano dati ABP che lo squalificano è molto più bassa rispetto al 2010.

L’articolo 1.1.088 e perché vale anche per chi non sale in sella

C’è un articolo del regolamento UCI che pochi appassionati conoscono ma che è il punto di congiunzione fra il sistema anti-doping e quello dell’integrità delle scommesse. L’Art. 1.1.088 vieta a tutti i licenziatari UCI – corridori, dirigenti, meccanici, medici di squadra, organizzatori, perfino assistenti – di organizzare o piazzare scommesse su corse di ciclismo a cui potrebbero partecipare.

La sanzione massima prevista è una sospensione di due anni dalle attività di ciclismo. Due anni, per uno staff member, equivalgono a una carriera spezzata. La regola è severa di proposito, e copre non solo la scommessa diretta, ma anche fornire informazioni privilegiate a terzi che poi scommettono – il classico schema in cui un meccanico di squadra “consiglia” un parente, che poi piazza scommesse.

Il motivo per cui parlo di questa norma in un articolo sull’anti-doping è che ITA e UCI lavorano insieme sui due fronti. L’intelligence che monitora il doping e l’intelligence che monitora le scommesse sospette si parlano. Se un corridore mostra valori biologici anomali e nello stesso periodo ci sono pattern di scommesse strane sui suoi risultati, il segnale combinato pesa molto più di ciascun segnale preso singolarmente.

Il sistema SpeakUp e l’intelligence dal basso

Voglio raccontare un dettaglio operativo che spesso passa inosservato. ITA gestisce una piattaforma chiamata SpeakUp, dove chiunque – corridore, staff, giornalista, semplice spettatore – può segnalare in modo anonimo sospetti di doping o di altre violazioni dell’integrità. Non è un gadget cosmetico: è un canale che ha alimentato indagini reali negli ultimi anni.

Il punto debole storico dei sistemi anti-doping era questo: i controllori vedono solo ciò che il sistema di test cattura. Ma chi vive le squadre dall’interno – un soigneur, un autista, una persona della logistica – vede pratiche, conversazioni, dinamiche che nessun test rileva. SpeakUp dà a queste persone un canale protetto per parlare senza rischiare la propria posizione professionale.

Per chi guarda al ciclismo come oggetto di analisi – incluso chi piazza scommesse – il messaggio è che il deterrente moderno non è più solo il controllo tecnico. È il fatto che ogni persona dentro a una squadra è un potenziale segnalatore. Questo cambia il calcolo costo-beneficio del doping in modo radicale: il rischio non è più solo essere pizzicati al controllo, ma essere denunciati da un collega.

Cosa cambia per chi legge il mercato pre-tappa

Tirando le somme: capire il sistema anti-doping ITA non serve solo per soddisfare la curiosità di chi ama il ciclismo. Serve a leggere meglio il mercato delle scommesse.

Quando una corsa importante apre le sue quote antepost – il Tour de France in marzo, il Giro d’Italia a febbraio – il pool dei favoriti è già filtrato implicitamente attraverso anni di passaporto biologico. I corridori che oggi si presentano come capitani di squadra al via di una Grande Corsa hanno alle spalle migliaia di prelievi distribuiti su tutta la carriera. Il rischio “scoperta a sorpresa” è materialmente più basso di un tempo, e questo si riflette in quote più stabili, in volatilità ridotta sui favoriti consolidati.

Il contrario vale per gli emergenti. Un giovane talento al primo anno WorldTour ha pochi dati ABP accumulati, e la confidenza statistica del sistema su di lui è inferiore. Questo non significa che sia sospetto – significa che il margine di incertezza, anche dal punto di vista del controllore, è più ampio. È una sfumatura che alcuni libri delle scommesse incorporano nelle quote outsider in modo sottile, e che vale la pena tenere a mente.

Per chi vuole capire come l’integrità del ciclismo si sviluppa anche sul fronte del monitoraggio dei mercati di scommessa – un piano parallelo ma profondamente intrecciato con il programma anti-doping – ho dedicato un’analisi specifica al sistema Sportradar di monitoraggio nel ciclismo e ai suoi alert IBIS, che lavora a stretto contatto con ITA su segnali combinati di sospetti.

Quello che il numero 192 mi ricorda ogni Tour

Torno al numero da cui ero partito. Centonovantadue controlli in 21 giorni di gara. Significa che, in media, ogni giorno qualcuno è stato testato – spesso più di uno. Il vincitore di una tappa, il leader della classifica, il primo dei giovani, due o tre nomi estratti casualmente fra i finisher. Il sistema lavora costantemente, in silenzio, dietro le quinte di ogni corsa che vediamo in televisione.

Mi piace ricordarlo perché è facile, soprattutto per chi è entrato nel ciclismo negli ultimi anni, dimenticare quanto sia stata pesante la storia di questo sport. Gli anni Novanta e i primi Duemila hanno lasciato cicatrici profonde, e l’attuale impalcatura ITA-UCI-ABP è la risposta strutturata a quelle ferite. Non è perfetta – nessun sistema lo è – ma è il livello di sorveglianza più alto del ciclismo professionistico moderno, e di fatto uno dei più sofisticati nello sport in generale.

Per chi scommette, il senso pratico è semplice: il rischio che il risultato di una corsa venga annullato mesi dopo per ragioni anti-doping, pur non essendo zero, è molto inferiore rispetto al passato. Le quote che oggi vedi sul vincente del Tour sono costruite su un pool di favoriti che è già passato attraverso filtri molto più rigorosi di quelli che esistevano vent’anni fa. È una stabilità che spesso diamo per scontata, e che invece va tenuta a mente quando si valuta il valore di una giocata.

L’ITA è la stessa cosa della WADA?

No. La WADA è l’agenzia mondiale antidoping, l’organismo che definisce il codice e le sostanze proibite. L’ITA è un’agenzia operativa indipendente che esegue concretamente il programma anti-doping per conto di federazioni internazionali, fra cui l’UCI per il ciclismo. La WADA fa le regole, l’ITA fa i controlli sul campo.

Cosa succede al mercato vincente se un favorito risulta positivo durante una Grande Corsa?

Dipende dal momento. Se la positività emerge durante la corsa e il corridore viene escluso, le quote degli altri favoriti vengono ricalibrate immediatamente. Se invece la positività viene confermata dopo la fine, i bookmaker pagano comunque secondo la classifica al momento dell’arrivo: la revisione successiva non riapre le scommesse già regolate.

Il passaporto biologico è obbligatorio per tutti i corridori professionisti?

Sì, tutti i corridori WorldTour e ProTeam sono inseriti nel programma ABP obbligatoriamente. Per le categorie inferiori l’obbligo è meno stringente, ma molti programmi nazionali estendono la copertura. Il punto è che a livello di Grandi Corse e Classiche Monumento, ogni corridore al via ha un passaporto biologico attivo da anni.

Scritto dal team di «Siti Scommesse Ciclismo».